vento
mi sono fatto vento, paradossalmente fermo. c’è una tempesta, la mia stanza è una bocca che urla con cattiveria. ti capita mai di scalciare le tue stesse labbra, colpite dai rimorsi d’infanzia? la notte è spenta, la luna persa. il fumo si disperde, muove i miei occhi, l’orologio grida e si dispera. e mi fa compagnia la colpa, non c’è musica ma solo squallore, si presentano anche i rimpianti di un vecchio amore. pensa alla vita per due, un caffè abbandonato al freddo, una lettera per ogni goccia di pioggia. mi sono fatto fruscio, timidamente io. l’aria entra di nuovo di sbieco, la stanza è una bocca che ansima lentamente. ti capita mai di cadere sulle tue stesse labbra, levigate dai riccioli d’infanzia? la notte è accesa, la luna lenta. il fumo sale, offusca i miei occhi, l’orologio ha perso forma e rumore. e sono solo, c’è musica ma niente squallore, solo io e un nuovo amore. pensa alla vita per due, un caffè fatto di fretta, una lettera per ogni casa spenta. mi sono fatto brezza, lentamente amata. e io sono infinito oggi, lontano dalla malinconia e i suoi giochi. sono un frammento sparso, perso, puramente umano. è senso d’appartenenza, verso la vita che è sempre stata maldestra. perché piangi, non c’è niente di più vero di ciò che è stato.
Alessandro Cuppari
1/30/20261 min read


Appunti silenziosi